Faye, la vignaiola

“Faye è una viticoltrice totale, impegnata, che padroneggia ogni aspetto della professione con passione e rigore. Si sforza di creare vini unici, fedeli al terroir della Fattoria Lavacchio e soprattutto a se stessa.”

–  Marino Lottero

L'iniziazione

Cominciamo andando un po’ indietro nel tempo. Faye è letteralmente cresciuta alla Fattoria. Ha solo cinque anni quando i suoi genitori comprano la proprietà. Con Nathalie e Fabian, suoi fratelli, trascorre lì tutto il suo tempo libero, mentre le case della tenuta sono appena dotate di acqua corrente.

Il trio Lottero scorrazza nei campi, nei vigneti e nei boschi, a piedi, in bicicletta o a cavallo, respirando a pieni polmoni in ogni momento libertà assoluta. Condividono il cibo offerto dai fittavoli della tenuta, partecipano alla spremitura dell’olio d’oliva e alle svariate attività della fattoria.

Oltre a questi momenti di sospensione, Faye studia al liceo internazionale di Monaco dove incontra il suo futuro marito, Dimitri, allora giocatore di calcio professionista con il club AS Monaco. La coppia si trasferisce a Chambéry in Savoia per studiare legge. È lì che scopre il vino durante i pranzi della domenica; scopre belle bottiglie, vini di Bordeaux, Borgogna o Jura. Assaggia da profana, cercando già di capire quali nettari le piacciono più di altri e comincia a leggere assiduamente la rivista “Vins de France”. “Il dado è tratto”, il virus dell’enologia si è inoculato nelle sue vene.

La conversione

Alla fine degli anni novanta, Faye è annoiata a morte con della sua nuova carriera di avvocato. I suoi unici piaceri professionali sono le cene che organizza per i suoi amici e clienti, durante le quale può scegliere i vini e mostrare il suo senso dell’ospitalità a suo piacimento, sognando natura e genuinità.

Dopo diverse discussioni con suo padre e suo marito, si convince che il suo destino è legato alla Fattoria. Dimitri la sostiene pienamente ed è pronto a mettere in discussione anche se stesso. I due avventurieri non hanno paura di accettare la sfida. Lasciano la loro vita comoda e vengono a stabilirsi nella tenuta, per sviluppare l’offerta agrituristica. Nei primi anni 2000, la coppia inizia ad accogliere visitatori da tutto il mondo, giunti a scoprire la vita in fattoria.

Faye è quella che fa i tour delle cantine. Questa “drogata di precisione” vuole capire tutto per poterlo spiegare. A questo scopo, prende il diploma in enologia a Firenze, in corsi serali. La passione diventa più forte. Marino lo percepisce di nuovo. Capisce che Faye ha già una visione nitida di ciò che la Fattoria dovrebbe diventare. Conosce anche l’energia che la giovane donna è capace di mettere in campo per realizzare questa visione. Faye assume la gestione della tenuta e, soprattutto, diventa contadina. Una nuova sfida per lei, che accetta di tornare a scuola e di prendere il suo certificato di imprenditore agricolo.

Il cammino della sua vocazione si apre a lei. Comincia a mettere in discussione il modo in cui operavano le squadre esistenti. Mette a punto la visione di come vuole produrre alla Fattoria. Faye forma una nuova squadra e si è circondata di un enologo e di un agronomo. Nel 2003 nasce il primo vino Pachàr, una miscela di Chardonnay, Viognier e Sauvignon Blanc. La promessa è bellissima. Il lavoro di Faye può iniziare.

Un eterno apprendista

Faye, come un bambino assetato di conoscenza del mondo, non smette mai di chiedere “perché”? Mette in discussione i processi, le idee acquisite e la sua stessa pratica. Questa posizione la spinge ad andare avanti. Grazie a lei, la Fattoria è un pioniere nell’assegnazione dell’etichetta biologica ad un vigneto nel Chianti Rufina e nell’uso di pratiche agricole biodinamiche in Toscana.

Questo continuo interrogarsi le permette di innovare. È così che si rende conto che i vini contenenti molti solfiti causano a suo marito Dimitri degli attacchi d’asma quando li beve. Faye si interroga sulla presenza di solfiti nel processo di vinificazione e giunge a creare la gamma di vini “Puro” senza solfiti aggiunti.

Faye non smette mai di aprirsi al mondo dell’enologia, perlustra le fiere del vino, valutando attentamente tutto ciò che passa sotto il suo palato; questo palato che, per lei, è in eterna costruzione, in eterno affinamento, per aiutarla a costruire la visione che ha di un grande vino: elegante, espressione stessa del terroir della Fattoria.

È questo terroir che detta il lavoro di Faye, non il contrario. In effetti, al centro della filosofia organica dinamica c’è l’osservazione, l’ascolto della terra, della pianta, del grano; un ascolto che porta a un’interrogazione perpetua, lontano dagli effetti della moda, al servizio del vino stesso.

La Tramontana non ha finito di soffiare tra i rami delle colline di Montefiesole.

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